Il mondo di Ralph Lauren, autentico e senza tempo

Bellezza ruggente

La Bentley “Blower” è stata una delle auto più potenti mai costruite dalla casa britannica. Negli anni ’20, un appassionato team di gentleman driver spinse la “Bestia” – come fu soprannominata la vettura – oltre il limite tentando di vincere per la prima volta la gara di Le Mans

Questa è una storia d’amore. Come molte storie d’amore, finisce in tragedia. Ma finché è durato, questo amore – quello tra i cosiddetti Bentley Boys e la leggendaria casa automobilistica britannica oggetto di tanto ardore – ha bruciato come nessun altro. E il frutto di questa passione è stata la Bentley Blower del 1929, anche nota come la “Bestia”, una delle più leggendarie auto da corsa mai costruite.

<strong>ISTINTO E VELOCITÀ</strong><br/><span>Sir Henry Birkin, l’ex pilota di caccia che ha spinto Bentley a costruire la Blower a costi enormi per la casa automobilistica, celebra una vittoria con una coppa di champagne</span>
ISTINTO E VELOCITÀ
Sir Henry Birkin, l’ex pilota di caccia che ha spinto Bentley a costruire la Blower a costi enormi per la casa automobilistica, celebra una vittoria con una coppa di champagne

I Bentley Boys erano un gruppo di abbienti playboy britannici che negli anni ’20 condividevano la passione per lo champagne raffinato, per le scommesse ippiche e, soprattutto, per l’allora nascente sport delle corse automobilistiche. Le loro feste, all’hotel Savoy o nei loro appartamenti a Mayfair, erano famose quasi quanto le loro prestazioni al volante. E in almeno un’occasione le loro passioni si incontrarono: fu quando si presentarono a una festa al Savoy con una delle loro Bentley ancora calda di pista. Tra i loro sodali c’erano medici, piloti di caccia e altri uomini facoltosi. Molti avevano combattuto, distinguendosi per il valore, durante la Prima Guerra Mondiale. Come racconta mirabilmente lo storico dell’automobile Doug Nye: “Vivevano oltre il limite. Guidavano oltre il limite. E uno o due di loro sono morti spingendosi oltre il limite”.

Per apprezzare pienamente la loro personalità, basta scorrere le brevi biografie ancora presenti sul sito web di Bentley. “Da Capitano di Corvetta della Royal Navy, è sopravvissuto a due attacchi di torpedine”, si legge nella biografia di Glen Kidston. “È stato l’unico sopravvissuto in un incidente aereo su un volo di linea da Croydon ad Amsterdam, rientrando per ben due volte nel relitto in fiamme nel coraggioso tentativo di salvare la vita degli altri passeggeri”. Un altro Bentley Boy, John Duff, fu un eroe di guerra e un istruttore olimpionico di scherma e fece da controfigura a Gary Cooper per un duello di spade in un film hollywoodiano.

Insieme, i “Boys” contribuirono alla rapida ascesa della casa automobilistica di cui portavano l’appellativo ai vertici del loro sport. W.O. Bentley iniziò a costruire e vendere auto nel 1919. Appena cinque anni dopo, Bentley conquistò il primo premio alla seconda edizione della prestigiosa corsa di Le Mans, alla quale era stato incoraggiato a partecipare da John Duff. Le automobili Bentley erano solide, veloci e – non meno importante per un gruppo di veterani di guerra – britanniche. Alla fine degli anni ’20, Bentley aveva surclassato rivali europei come Alfa, Bugatti e Mercedes vincendo quattro titoli consecutivi a Le Mans, tutti conquistati da membri dei Bentley Boys.

Fuori dalla pista, tuttavia, Bentley stentava a decollare, e nel 1925 W.O. vendette la sua azienda a Woolf Barnato, uno dei Bentley Boys che aveva ereditato una fortuna di diamanti. Fu in quel periodo che un altro dei Bentley Boys, il gentiluomo ed ex pilota di caccia Sir Henry “Tim” Birkin, convinse l’azienda a costruire la Blower. W.O., che era rimasto nell’azienda in qualità di progettista, sosteneva che il sistema migliore per vincere le gare fosse quello di impiegare motori sempre più grandi; Duff guidò un motore da 3,5 litri a Le Mans nel 1924, mentre la Bentley che vinse nel 1930 era alimentata da un motore da 6,6 litri. Ma Birkin, corridore impavido e uomo sofisticato, famoso per i suoi baffi a fiammifero e per la sua sciarpa a pois blu e bianca, era convinto che l’approccio migliore fosse quello di sovralimentare il motore, seguendo l’esempio dei già citati rivali europei.

Birkin e Barnato insistettero perché W.O. testasse questa teoria anche contro la sua volontà. Ma W.O. arrivò a compiere questo passo solo gradualmente. Nel 1929, con l’azienda a un passo dal fallimento, Bentley costruì cinquanta Blower, equipaggiate con una versione non sovralimentata del motore da 4,4 litri, al tempo il più veloce in dotazione alla flotta. Per ironia della sorte, la gara fu vinta da una Bentley Speed Six, mentre tre Bentley con motori da 4,4 litri arrivarono seconda, terza e quarta.

Ma Birkin non si lasciò scoraggiare. Chiese a una sua amica, l’ereditiera Dorothy Paget, di finanziare la produzione di altre cinque Blower, stavolta sovralimentate, ognuna delle quali sarebbe stata un esempio di potenza e bellezza. Nota per la sua rumorosità e soprannominata “la Bestia” per la sua mole imponente, la vettura montava una prominente bandiera britannica, lo stemma della famiglia Paget e un vistoso numero sulla mascherina.

<strong>SCHEDA TECNICA</strong><br/><span>La “Bestia”, come era soprannominata la Bentley Blower, aveva un motore sovralimentato da 4,4 litri e raggiungeva una velocità media di oltre 140 chilometri orari, ma la sua struttura “a carro armato” la rendeva un candidato improbabile per vincere una gara di 24 ore di pura resistenza come quella di Le Mans. Anni dopo, la scelta di Ian Fleming per l’auto di 007 nei primi romanzi di James Bond ricadde proprio su una Blower</span>
SCHEDA TECNICA
La “Bestia”, come era soprannominata la Bentley Blower, aveva un motore sovralimentato da 4,4 litri e raggiungeva una velocità media di oltre 140 chilometri orari, ma la sua struttura “a carro armato” la rendeva un candidato improbabile per vincere una gara di 24 ore di pura resistenza come quella di Le Mans. Anni dopo, la scelta di Ian Fleming per l’auto di 007 nei primi romanzi di James Bond ricadde proprio su una Blower
<strong>AUTO E PILOTI</strong><br/><span>Alcuni membri dei Bentley Boys (in alto) e le loro Blower a Mayfair, dove organizzavano alcune delle feste londinesi più famose dell’epoca</span><br/><span>Ralph Lauren e la sua Bentley Blower</span><br/>
AUTO E PILOTI
Alcuni membri dei Bentley Boys (in alto) e le loro Blower a Mayfair, dove organizzavano alcune delle feste londinesi più famose dell’epoca
Ralph Lauren e la sua Bentley Blower

In un primo momento, sembrava che la fortuna di Birkin – e di Bentley – stesse girando nel verso giusto: nel 1930, una delle sue auto completò il giro più veloce della corsa, in 6 minuti e 48 secondi, a una velocità media di 145 km/h. Ma dei due esemplari che parteciparono alla gara di quell’anno, nessuno riuscì a tagliare il traguardo. La Blower di Birkin fu costretta al ritiro, completando solo 144 giri prima di un guasto a un pistone (e di nuovo, fu un’altra Bentley a vincere la gara). In sostanza, la combinazione tra il suo motore sovralimentato e la sua forma “a carro armato” non rendeva la vettura in grado di vincere il test di resistenza della 24 ore di Le Mans (sebbene poi, in quello stesso anno, Birkin abbia ottenuto il secondo posto al Grand Prix di Francia proprio al volante di una Blower).

In seguito a questa delusione, Paget si rifiutò di finanziare un’altra auto e, complice l’inizio della Grande Depressione, la Bentley finì per essere venduta nuovamente, questa volta alla Rolls-Royce. E arrivò la fine anche per i Bentley Boys. Kidston perse la vita in un incidente aereo. Duff morì a seguito di un infortunio a cavallo. Birkin continuò a gareggiare e stabilì il record di velocità sul famoso tracciato inglese di Brooklands con una Blower che era stata convertita in una monoposto.

Ma la leggenda di quell’auto ha continuato a vivere, malgrado il fallimento a Le Mans, o forse proprio grazie a esso. C’era qualcosa di nobile negli sforzi di Birkin, e la vettura rimane ancora oggi un modello di rara bellezza, oltre che una significativa testimonianza dell’eterno desiderio dell’uomo di andare pericolosamente veloce. Non a caso fu scelta da Ian Fleming come auto dell’agente 007 nei suoi primi romanzi di James Bond. E oggi, una delle cinque Blower sovralimentate occupa un posto d’onore all’interno della prestigiosa collezione di Ralph Lauren. Lo stilista la acquistò nel 1988 e la sottopose a un restauro per ripristinarne le condizioni “post-gara”. La vettura incarna un mix audace di design e funzionalità che, come suggerisce la collezione Polo Originals di questa stagione, rappresenta ancora oggi una fonte di ispirazione per le sue creazioni di moda. Un’ispirazione che celebra e mantiene vivo un legame inossidabile: quello che unisce l’uomo e la velocità.

<strong>SUL SET</strong><br/><span>La collezione Polo Originals di questa stagione, ispirata all’epoca d’oro dei Gran Premi automobilistici, è stata fotografata al Goodwood Motor Circuit, nel West Sussex, all’interno dei quasi cinquemila ettari della Goodwood Estate. Il circuito è noto per l’organizzazione di numerosi e prestigiosi eventi motoristici, tra cui il famoso Festival of Speed and Revival</span> <br/><rlmag_link href="https://www.ralphlauren.it/it/search?cgid=brands-prl-tough-and-refined-cg"><button class="shop-collection">Shop the Story</button></rlmag_link>
SUL SET
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Paul L. Underwood è l’ex responsabile editoriale di RalphLauren.com. Vive ad Austin, in Texas, con sua moglie e due figli.

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By Jay Fielden