Il mondo di Ralph Lauren, autentico e senza tempo

Il Q+A DI RL: le voci del Morehouse e dello Spelman

Quattro professori ed ex allievi ci raccontano la storia, la tradizione e lo stile dei due celebri college

Dott. Karcheik Sims-Alvarado

Assistente professore di Studi africani, Morehouse College

Ex allievo della Clark Atlanta University, Classe 1996

Il potere dell’abbigliamento e dell’identità…

“L’abbigliamento racconta tanto della nostra identità. Chiunque abbia frequentato una HBCU avrà visto gli studenti passeggiare in una giornata di sole vestiti come se fosse il giorno della coronazione. Le persone comunicano costantemente, attraverso il proprio corpo e il proprio abbigliamento, l’immagine di se stesse che vogliono proiettare al mondo. È stato molto emozionante per me vedere i ragazzi prepararsi per il set fotografico nel campus dello Spelman. Ricordo di aver pensato ‘Ho già visto questa immagine nelle fotografie di Thomas E. Askew’, l’uomo che fotografò per diversi anni gli studenti dell’Atlanta University Center. Fu davvero tanta la cura che Askew dedicò alla messa in scena dei singoli individui, persino in piccoli dettagli come fare il risvolto ai calzettoni degli atleti, aggiustare le posture dei corpi e indicare in che direzione rivolgere il volto, ricomponendo questi diversi elementi in un’unica immagine da mostrare al mondo.

Mi sono innamorato della storia attraverso la mia passione per la fotografia, l’arte e la moda. In fotografia, una delle prime immagini esistenti di persone di origine africana ritrae un uomo e una donna di colore. Vennero fotografati da uno zoologo dell’Università di Harvard. Ricordo di aver visto le immagini di queste due persone ridotte in schiavitù, che risultarono poi essere madre e figlio. Si chiamavano Delia e Renty Taylor. Ho menzionato i loro nomi perché desidero umanizzarli. Nell’immagine venivano invece disumanizzati.

Il zoologo voleva provare a dimostrare che i soggetti, entrambi ritratti senza vestiti, erano biologicamente diversi dalle persone di razza bianca. Rimuovendo i loro vestiti, era come se li avesse spogliati della loro dignità e umanità. Se osserviamo attentamente la fotografia, vediamo come entrambi i soggetti stiano piangendo. Ma se facciamo un salto avanti nel tempo e diamo uno sguardo alle immagini di Thomas E. Askew, al modo in cui ha intenzionalmente vestito e messo in scena i propri soggetti, ovvero le donne e gli uomini delle HBCU, vediamo come, abbigliando i loro corpi, ha potuto restituire loro la dignità. Dunque, l’abbigliamento racconta davvero tanto, così come la fotografia. Nel caso di Frederick Douglass, era sua moglie a realizzare i suoi vestiti. Fu proprio lei, che al tempo era la sua ragazza, a renderlo libero confezionando per lui un’uniforme da marinaio. Nessuno si rendeva conto che fosse uno schiavo perché non era vestito come tale, ma come un marinaio. Era vestito come un uomo libero. E quando lo osserviamo tra i soggetti, non vediamo uno schiavo, ma un uomo con la sua dignità. Frederick Douglass adornava sempre il proprio corpo con gli splendidi vestiti confezionati da sua moglie. Adoro il modo in cui fissava la fotocamera, con la sua chioma brizzolata, pettinata con riga laterale e ondulata sul retro. Guardava la fotocamera e ti diceva che era un uomo, non uno schiavo.”

Dott. David Wall Rice

Professore di Psicologia presso il Morehouse College 

Ex allievo del Morehouse College, Classe 1995

Collaborare con Polo Ralph Lauren…

“Per me, questa collezione ha diversi livelli di significato. In qualità di professore, mi entusiasma l’idea che i miei studenti si vedano rappresentati in maniera tanto elegante e appropriata. Come padre di due ragazzi, è importante potermi recare in un negozio di gamma alta e trovare capi di abbigliamento firmati Morehouse College. Non voglio dire che questo ci legittima, perché siamo già legittimati. Sappiamo che l’intelligenza e la genialità delle persone nere esiste dacché esistono loro, ma vedere questo riconoscimento e avere questa visibilità in uno spazio popolare così fortemente americano è qualcosa che sono molto orgoglioso di poter condividere con i miei figli. E in qualità di laureato del college, sapere di poter confidare ciecamente nella qualità di questo prodotto e nell’importanza dell’investimento fatto sulle esperienze di vita delle persone nere di questo istituto, è molto significativo.

Il fatto che ci sia un’azienda che ha proposto una serie di look e di stili per esprimere l’identità di ciascuno, spaziando dell’abbigliamento formale a quello casual passando per quello sportivo, è qualcosa di speciale in quanto ti consente di avere un quadro completo del modo di vivere delle persone. Una cosa è avere un singolo capo di abbigliamento, un’altra è avere un’intera linea di abbigliamento con cui poter esprimere se stessi, raccontare quanto sia importante la propria esperienza di vita e l’espressione della propria identità, non solo per se stessi, ma anche per chiunque voglia esprimersi allo stesso modo. Dunque, quando diamo uno sguardo a questa linea, concepita per sottolineare il valore di spazi di apprendimento quali lo Spelman College e il Morehouse College, il messaggio che riceviamo è che anche noi siamo chiamati a considerare l’importanza dell’attività educativa svolta in questi luoghi.

È stata una sensazione fantastica far parte di questa tradizione come laureato del Morehouse College. Sono parte del suo futuro perché insegno agli studenti del Morehouse, dello Spelman, della Clark Atlanta University. Insegno agli studenti della Howard University. Queste istituzioni sono un riferimento in merito a quanto le università e i college storicamente afroamericani hanno fatto di importante per l’America sin dalla loro fondazione.”

Henry M. Goodgame Jr.

Vicepresidente Relazioni esterne e coinvolgimento Alumni presso il Morehouse College  

Ex allievo del Morehouse College, Classe 1984

Diventare un uomo del Morehouse…

“Diventare uomo al Morehouse per me è stato importantissimo. Pur avendo sempre mantenuto una relazione di amicizia, i miei genitori divorziarono quando avevo dieci anni. Ma tutte le persone attorno a me, i membri della mia comunità, della mia parrocchia, dell’ambiente in cui vivevo, inclusi mio padre e il mio bisnonno, avevano frequentato il Morehouse. E alcuni elementi di questo college mi suggerivano che i suoi valori mi avrebbero aiutato a diventare un uomo migliore.

Feci quindi miei quegli stessi attributi e cominciai a fare tutto il possibile per i giovani uomini che conobbi quando ero lì. Il bello del Morehouse è che conosciamo i ragazzi per quello che sono. Li conosciamo con i loro talenti, le loro difficoltà e i loro successi, cercando di trovare insieme il modo di plasmare il leader che hanno dentro e trasformarlo in ciò che vorrebbero diventare. La vera bellezza del Morehouse è cercare di scoprire e tirare fuori la vocazione nascosta dentro di loro, che si tratti di diventare un leader, un professore o un professionista esemplare, e indirizzarla in qualsiasi professione vogliano intraprendere. Cercare di aiutarli a trovare quella luce, la luce che è dentro ciascuno di loro e verso cui noi abbiamo il compito e l’obiettivo di guidarli.

È un piacere parlare di quanto fosse iconico il Morehouse, persino per un ragazzo di 17 anni che veniva da Birmingham, una città in cui le difficoltà di vita erano quelle che tutti conosciamo. Il bello di Birmingham e della comunità che mi introdusse al Morehouse era che mi trasmetteva la certezza di essere destinato a qualcosa che avrebbe superato qualsiasi limite che altri avrebbero potuto impormi.

Una volta lessi un libro scritto da Sidney Poitier che lui stesso mi aveva dato. Un passaggio di quel libro diceva: ‘Non permettere a nessuno di stabilire quale sia il tuo valore’. Una cosa che ho imparato ancor prima che mi venisse insegnata. Sarei entrato in un luogo che mi avrebbe permesso, come recitava il materiale promozionale del college poco prima che diventassi una matricola, di essere qualcuno. Di diventare un uomo del Morehouse. E quel messaggio significava molto per me, perché ero destinato a essere qualcuno. È possibile diventare qualcuno ovunque, ma si può farlo con consapevolezza e determinazione? Al Morehouse io ho potuto farlo.”

Kelli Daniels

Ex allieva dello Spelman College, Classe 2015 

La sorellanza dello Spelman…

“La cugina di secondo grado di mia nonna fu il primo membro della nostra famiglia a frequentare lo Spelman. Poi ci andarono anche sua sorella e sua nipote. Mia madre si è laureata allo Spelman, aprendo il cammino per me e mia sorella, per la mia cugina minore e sua sorella e per le altre nostre cugine che ancora frequentano il liceo. Far parte di questa tradizione di donne dello Spelman, di una così forte sorellanza, è un vero privilegio. Quando mio zio e mia zia ebbero la loro prima figlia, io e mia sorella la portammo allo Spelman perché, fin già da bambina, ne calpestasse il suolo e comprendesse la bellezza di quella esperienza.

Durante il semestre di primavera dell’ultimo anno, eravamo entusiaste di festeggiare il Founders Day e il Class Day. Mio padre, però, venne a mancare inaspettatamente durante la mia ultima settimana allo Spelman College. Dovemmo celebrare il suo funerale nel Class Day. La sorellanza dello Spelman non ha eguali: lì trovai le mie migliori amiche. Anche mia cugina riuscì a venire insieme a me. Facevamo tutto assieme, e nel Class Day, invece di godersi il momento che stavamo tutte aspettando da quattro anni, tutte le mie migliori amiche, alcune delle mie sorelle dello Spelman, l’allenatrice e le compagne della mia squadra di cheerleader (ero una cheerleader del Morehouse) decisero de venire fino a Griffin, in Georgia, vestite con i loro completi bianchi del Class Day. Quando varcai la porta, pronta a dare a mio padre la sua speciale benedizione, vidi le sorelle dello Spelman e i fratelli del Morehouse seduti lì a offrirmi il loro appoggio. In un giorno così speciale per tutti noi, erano stati disposti a venire fino a Griffin per darmi sostegno. La sorellanza è tutto, ma quella dello Spelman non ha eguali.”

Fila posteriore, da sinistra a destra: Kasmere Trice, Franciele Santos, Madison Bryant. Fila anteriore, da sinistra a destra: Joyya Baines, Kelli Daniels, Indi Clayton
Fila posteriore, da sinistra a destra: Kasmere Trice, Franciele Santos, Madison Bryant. Fila anteriore, da sinistra a destra: Joyya Baines, Kelli Daniels, Indi Clayton
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