Il mondo di Ralph Lauren, autentico e senza tempo

Una passeggiata da ricordare

Che viviate in città, in campagna o in qualunque altro posto, questo è il momento perfetto per godere del potere rivitalizzante di una lunga camminata

Durante le settimane trascorse in quarantena, il semplice atto di passeggiare ha assunto una nuova connotazione nella nostra psiche e nei nostri cuori. I giornali hanno riportato diverse storie curiose che hanno avuto per protagonisti dei pedoni. Ad esempio quella del Ferndale T-Rex Walking Club, i cui membri hanno percorso in lungo e in largo le strade del Michigan con indosso costumi gonfiabili di animali al solo scopo di rallegrare i propri vicini. Nel Galles, un vivace branco di capre selvatiche è stato visto marciare in fila a piccoli gruppi sugli stretti marciapiedi di Llandudno. In Spagna, molti cittadini hanno manifestato la propria insofferenza verso l’obbligo di quarantena portando a passeggiare galline “da compagnia”, cani giocattolo e pesci rossi (rigorosamente nella loro boccia). Probabilmente, però, la storia più memorabile è stata quella che ha avuto come protagonista il centenario capitano Tom Moore, un veterano della Seconda Guerra Mondiale che si è posto l’obiettivo di percorrere 100 giri del proprio giardino per raccogliere fondi da destinare ai medici inglesi. Grazie a questa iniziativa, ha raccolto oltre 36 milioni di dollari, una cifra senza precedenti per una charity walk.

Ma anche nel nostro privato, le uscite a piedi hanno assunto un’intenzionalità e un’importanza del tutto nuove. Andiamo in pellegrinaggio alle porte degli altri e parliamo con amici e parenti dall’altra parte della strada, del cortile o del giardino. Portare fuori il cane è diventato un rituale atteso con trepidazione tanto dagli animali quanto dai padroni. Lo stesso vale per le passeggiate nei parchi cittadini o le incursioni nei boschi, per quei fortunati che ne hanno uno nelle vicinanze. Ciò che prima facevamo frettolosamente adesso esercita su di noi un richiamo quasi primitivo, aiutandoci a rimanere ottimisti e a mantenere la testa sgombra dai cattivi pensieri.

Per quale motivo l’atto di camminare, che di per sé è il più banale dei movimenti, ci influenza così profondamente?

Le ragioni scientifiche sono diverse. È difficile trovare una patologia – dallo stress all’ictus, dalla demenza alla depressione – sulla quale una camminata a passo svelto non possa avere effetti benefici. Per farla semplice, l’impatto del piede sul pavimento (o sulla terra) aumenta il flusso sanguigno diretto al cervello e innesca una reazione a catena che diffonde un profondo benessere in tutto il corpo, assolutamente necessario in periodi complessi come questo.

Se invece ci affidiamo alla storia, una delle risposte più antiche al nostro quesito rimane la più affidabile. Solvitur ambulando. La frase latina, che può essere tradotta come “Camminando si risolve”, è attribuita al filoso greco Diogene il Cinico, ed è stata avvalorata nel corso dei secoli da non pochi personaggi di spicco, da Charles Dickens a Ernest Hemingway passando per il filosofo Kierkegaard, a cui si deve la famosa citazione “I pensieri migliori li ho avuti mentre camminavo e non conosco pensiero così gravoso da non poter essere lasciato alle spalle con una camminata”.

Non esiste un unico modo di camminare, ma la sensazione offerta da una piacevole passeggiata ci accomuna tutti. Che sia pianificata o improvvisata, che ci conduca verso un certo luogo o ci allontani da esso, in solitaria o in gruppo, con il supporto di una mappa o all’avventura – ah, l’ineguagliabile piacere di perdersi per ritrovarsi – una passeggiata gratificante si fonda sul senso di presenza e sulla consapevolezza dei propri passi.

Le incursioni nella natura incontaminata rappresentano l’ideale pastorale. Esempio perfetto di solitudine meditativa, una passeggiata in un prato o nel bosco ci permette di riscoprire le bellezze della natura e la nostra forza interiore. Nel suo famoso saggio “Camminare”, Henry David Thoreau scrive: “Penso di non poter conservare la mia salute e il mio spirito, a meno di non spendere un minimo di quattro ore al giorno – e in genere di più – girovagando per foreste, colline e campi, assolutamente libero dagli impegni del mondo”. Ma se siete intrappolati a Manhattan o a Milano, non lasciate che questa affermazione vi dissuada dall’intraprendere le vostre quotidiane avventure urbane. Anche un marciapiede di cemento può offrire molto in termini di scoperta (delle nostre città e delle nostre anime): a riprova di ciò, basta osservare il kinhin, l’antica pratica buddista della meditazione in cammino. A differenza dello zazen, la pratica della meditazione da seduti, il kinhin permette di allineare la respirazione al movimento delle gambe. Una volta padroneggiata, questa tecnica si rivelerà uno strumento mentale come pochi altri, nonostante si basi sul semplice principio di camminare in senso orario all’interno di una stanza.

E se a spingerci ad alzarci e partire è un desiderio intenzionale, non è necessario scegliere una destinazione (e se per caso siete membri del Barefoot Hikers of Connecticut o di gruppi simili, neanche un paio di scarpe). Tutto ciò che occorre è uscire di casa e iniziare a camminare. Lungo un percorso noto o verso un cammino nuovo, muoverci ci consentirà di riaffermare la semplice verità che il mondo non si ferma mai, poiché non è nella sua natura. Anche un luogo che abbiamo visitato mille volte potrà apparirci sotto una nuova luce se torniamo ad attraversarlo con uno spirito diverso. Camminare significa accettare questa idea e aprirsi alla gioia di riscoprirla ogni volta. In questa situazione di stallo, del tutto nuova per il mondo intero, camminare ci offre la possibilità di trasformarci in esploratori – osservatori di uccelli, esperti di tracce animali, amanti dei fiori, fanatici dell’aria aperta, raccoglitori di castagne e cultori del “qui e adesso” – per sempre grati di aver avuto l’opportunità di stare con i piedi per terra.

Antonina Jedrzejczak è la direttrice di RL Mag.
  • PER GENTILE CONCESSIONE DI GETTY
  • FOTOGRAFIE DI Carter Berg