La cosa più preppy che ho
Sei uomini di stile, sei storie di eleganza, individualità e tradizioneL’estetica preppy va ben oltre le camicie rosa e le cravatte reps (articoli che peraltro amiamo, specialmente se indossati insieme). Potremmo dire che il preppy è ciò che nasce quando il rispetto per la tradizione e la qualità si combina a un’irriverenza verso le regole. Partendo da questo concetto, abbiamo chiesto a sei dei nostri amici più eleganti di svelarci qual è, per loro, l’oggetto che più di ogni altro incarna quello stile.
David Coggins
La copia della prima edizione de Il grande GatsbyUn camino acceso campeggia al centro dell’ampia e curatissima camera delle meraviglie di David Coggins (che, per inciso, è anche il suo appartamento nel West Village). Lo spazio è ricolmo di libri, tessuti vintage, poster, fotografie ritrovate e oggetti che adornano i pochi tavoli disposti nell’ambiente. Collaboratore stabile di RL Mag, David è anche autore del libro Men and Style, annoverato nella lista dei best seller del New York Times. Il suo modo di vestire è certamente preppy, ma senza eccessi. Rappresenta una lezione di stile per chiunque. E anche l’oggetto che ha scelto – un libro regalatogli da suo padre – contiene un po’ di lezioni importanti.
“Ho frequentato il college nel Maine e, quando mi sono laureato, i miei genitori mi hanno regalato questa prima edizione de Il grande Gatsby. Vengo dal Minnesota e ho frequentato lo stesso liceo di F. Scott Fitzgerald, la St. Paul Academy. Ero incredibilmente commosso. Quando l’ho aperto, mio padre mi ha detto: ‘Vai alla prima pagina e leggi la prima riga’, e così ho fatto. La prima riga recitava: ‘Nei miei anni più giovani e vulnerabili mio padre mi diede un consiglio che non ho mai smesso di considerare. Ogni volta che ti sentirai di criticare qualcuno, ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i tuoi stessi vantaggi’. Apprezzo questo regalo perché è un oggetto straordinario di per sé. Ma anche perché rappresenta un legame con la mia famiglia e la mia storia personale”.
Ali Richmond
Una fotografia del 1912L’intero spazio in cui Ali Richmond vive e lavora non può essere definito in altro modo che straordinario. Dall’immensa collezione di abiti da lavoro e denim vintage messa insieme nel corso degli anni fino alle numerose tele appoggiate l’una all’altra sul pavimento, contenenti opere d’arte realizzate da lui stesso, l’ambiente in cui vive è davvero un luogo dove la creatività corre libera e senza vincoli. Noto per essere il cofondatore della Fashion for Ali Foundation e di A Noble Savage, la piattaforma digitale che mette in mostra il suo stile e le sue foto preferite, Richmond incarna uno stile che si trasforma ogni settimana – pur rimanendo fedele alla sua impronta sartoriale di ispirazione vintage – ricco di dettagli preppy classici. Di seguito, Ali ci svela il motivo per cui una fotografia ritrovata racchiuda così tanti significati.
“Ho acquistato questa foto a una vendita privata. Vengo da Tampa, in Florida, e il giovane uomo ritratto nella foto proviene da una comunità nelle vicinanze, chiamata Fernandina. La foto fa parte di una raccolta di immagini scattate in un arco di tempo che va probabilmente dal 1800 fino agli anni ’40 del ’900. Quando la guardo, sento che quest’uomo potrebbe essere un mio lontano parente o qualcosa del genere. Ho trovato molte foto di lui in un album, e in tutte si presenta con un’estetica simile. Non sono molto sicuro di come si chiami o di quanti anni abbia, ma presumo sia un adolescente. In questa foto, indossa un completo da tennis. Se la osservi da vicino, vedi un cavallo e una carrozza sullo sfondo, che lasciano intendere quanto sia antica. Non è in posa come un modello; è semplicemente se stesso. Quando questa foto è stata scattata, il termine “preppy” non esisteva neppure. È in anticipo sulla terminologia. L’aspetto per me più interessante è che questo stile è attuale oggi proprio come lo era nei primi anni del Novecento. È esattamente questo che intendo per stile senza tempo”.
Fred Castleberry
Un servizio di argenteria degli anni ’50L’appartamento di Fred Castleberry a Brooklyn, New York, riflette il suo stile di abbigliamento: è il trionfo del massimalismo sofisticato. Ogni superficie ospita reperti dei suoi viaggi: un paio di elaborate pantofole perfettamente posizionate su una sciarpa in tartan, una parete ricoperta di foto ritrovate o scattate, tenute insieme da una rete metallica, e pile di libri che esprimono un punto di vista eclettico ma unitario su stile, cibo e viaggi.
Tutto ciò per dire che questo stilista e fotografo, conosciuto professionalmente come F. E. Castleberry, ha un punto di vista ben definito sullo stile preppy. E, come abbiamo scoperto, lo esprime anche attraverso l’argenteria. David consuma ogni pasto – colazione, pranzo e cena – utilizzando un servizio di posate vintage in argento sterling degli anni ’50.
“Stavo visitando questo posto vintage a Rhode Island con il mio amico Kyle, mi sono imbattuto in questo servizio e ho pensato: ‘perché non mangiare con delle posate in argento sterling ogni giorno?’. Lo stile preppy si basa sull’idea che la funzionalità venga sempre prima della forma. Per me, non si tratta semplicemente di acquistare degli oggetti per la loro bellezza. Sono oggetti che possiedono, e devono possedere, qualche tipo di funzionalità intrinseca. C’è una citazione di William Morris che adoro: ‘Non tenete in casa nulla che non riconosciate come utile o che non riteniate bello’. Ogni volta che mangio, tiro fuori il mio servizio di posate e sorrido. È un piccolo lusso che amo concedermi”.
Matthew Hranek
Una fotocamera Leica M2 a telemetro del 1957
Come praticamente chiunque lavori nei media nel 2019, “Mi sono occupato un po’ di tutto”, dice Matt Hranek sorseggiando il caffè mattutino nella sua casa a Park Slope. “Ho iniziato come fotografo, sono diventato conduttore televisivo per caso, poi sono passato alle riviste e alla direzione creativa. E oggi, sono il fondatore di una rivista di lifestyle maschile”, Wm Brown, che rende omaggio alle persone, ai luoghi e agli oggetti che sono per lui fonte di ispirazione (e alle 40mila e più persone che lo seguono su Instagram). L’oggetto che ha scelto, una Leica M2 a telemetro, rappresenta un lato inaspettato dello stile preppy.
“Sono un americano di seconda generazione e quando ero piccolo non possedevo cimeli tramandati dalla mia famiglia, per il semplice fatto che non esistevano. Non sono una di quelle persone che hanno ereditato un corredo di trapunte. Oggi, mi sento un privilegiato perché posso creare con le mie mani questo tipo di tradizioni e di cimeli, e questa fotocamera mi ha aiutato a farlo: è la finestra attraverso la quale ho documentato il mio viaggio verso l’età adulta. Da ragazzo andavo spesso da Urban Angler, un negozio di New York che vende articoli per la pesca a mosca. Il mio amico John era il figlio del proprietario, e insieme sognavamo di fare delle meravigliose battute di pesca in tutto il mondo. Il papà di John era un grande fotografo, mentre io avevo appena iniziato. Mi disse che aveva una fotocamera di cui voleva liberarsi: una Leica M2 a telemetro. La comprai io per poche centinaia di dollari, e ha davvero cambiato la mia prospettiva. È una fotocamera senza funzioni automatiche, che ti induce a rallentare ed essere più riflessivo.
“Per me, rappresenta un modo più cinematografico di osservare il mondo. Poiché è una fotocamera completamente manuale, ti costringe a fermarti e a ragionare su cose come l’esposizione e la messa a fuoco. È un approccio ponderato e meditato all’arte di catturare un istante. Ho conosciuto mia moglie, Yolanda, all’incirca nello stesso periodo in cui ho acquistato la macchina a telemetro, ed eravamo agli inizi di questa fulminea storia d’amore. Ho documentato ogni attimo di quel periodo, ma ero costretto a rallentare e catturare quei momenti con attenzione, e alla fine mi sono innamorato dietro un oggetto. La mia M2 è un simbolo del mio modo di osservare il mondo: è un oggetto costruito per durare, ha una fattura meravigliosa e, soprattutto, continua a raccontare una grande storia”.
Alireza Niroomand
Steve McQueen: A Tribute to the King of CoolAlireza Niroomand, direttore creativo del Sant Ambroeus, vede i ristoranti di New York, Southampton e Palm Beach della catena per cui lavora come luoghi in cui l’innovazione del brand è importante tanto quanto la condivisione (non è un caso che abbia contribuito a lanciare una serie di popolari collaborazioni). Che stia inventando un nuovo prodotto o orchestrando una nuova scena, questo signore nato in Iran e cresciuto a Parigi può essere visto spesso nel locale di SoHo con il suo laptop appoggiato al bancone del bar. “È il mio ufficio”, dice, ridendo. Il look di Niroomand – un abito a doppio petto abbinato a una camicia impeccabile o a un dolcevita molto attillato – è fortemente ispirato alla sua icona di stile, Steve McQueen, più nel ruolo di Thomas Crown che in quello de La grande fuga.
“Hai mai visto Il caso Thomas Crown? La versione originale?”, mi chiede. “In una delle scene iniziali, Steve McQueen entra in un ufficio, e indossa un meraviglioso abito in lana. Ricordo di aver guardato quella scena e di aver pensato, ‘Ecco, è così che desidero vestirmi, è questo l’aspetto che voglio avere’. Sono cresciuto in un collegio maschile, ed è stato intorno agli 11 anni che ho iniziato a imparare a fare il nodo alla cravatta. Mio padre era un uomo dall’eleganza impeccabile, e io ho ereditato il mio stile da lui. Mi piacerebbe dire che possiedo uno stile classico ma con un tocco personale, e se guardi McQueen, ti rendi conto che nessuno ha impersonato questa idea meglio di lui. Nel corso degli anni, una delle clienti abituali del ristorante è diventata una mia cara amica. Durante una delle nostre prime conversazioni, ho menzionato la mia passione per lo stile di Steve McQueen, quasi en passant. L’anno dopo, per Natale mi ha regalato questo libro, firmato da Barbara McQueen. Quando penso allo stile preppy, e a come si è evoluto oggi, penso a questa natura classica e intramontabile nel suo modo di vestire a cui nessuno è mai riuscito neppure ad avvicinarsi”.
Alex Assouline
Una collezione di bretelle vintageQuando chiedi ad Alex Assouline di descrivere il suo lavoro di vicepresidente di Assouline Publishing, la casa editrice di libri di lusso fondata nel 1994 dai suoi genitori, diventa molto diretto e pragmatico. “Quando il libro è pronto, ecco che entro in gioco io. Sono a capo delle vendite, della distribuzione e del marketing dei nostri titoli e di altri progetti”. Questo ventiseienne residente a New York (e transitato per Parigi) è anche alla guida della nuova iniziativa di interior design dell’azienda, che prevede la creazione di biblioteche per residenze private, hotel e progetti commerciali, con l’idea di mettere a disposizione i libri negli spazi frequentati dalla gente insieme a oggetti ready-made. Qui, Alex ci parla della sua passione per le bretelle, suo autentico vessillo sartoriale.
“Non sono un maniaco dello shopping. In genere, acquisto un paio di abiti all’anno. Indossare un abito mi fa sentire bene, trovo che sia un modo molto elegante per presentarmi a potenziali clienti, partner e alle persone con le quali collaboro. È semplicemente l’outfit con cui mi sento più a mio agio. E ogni giorno indosso le bretelle. Le indosso quotidianamente da quando avevo 15 anni. Una volta, passando vicino all’armadio di mio padre, ho scoperto la sua collezione. Ne sono rimasto affascinato perché non avevo mai visto nessuno indossare delle bretelle, specialmente nei film moderni. È lì che è nata la mia passione, che da quel momento è diventata incontenibile. Mi capita di cercarle on-line e nei mercati delle pulci per arricchire la mia collezione. Sono attratto sempre dalle bretelle più particolari. Preferisco quelle a fantasia o colorate, e sono sempre in cerca di modelli che possano impreziosire il mio assortimento. Ma soprattutto, trovo che le bretelle siano un accessorio di straordinaria utilità,dato che tengono perfettamente in ordine i pantaloni. Al contrario di molte persone, per le quali le bretelle rappresentano un dettaglio finale con cui completare il look appena prima di uscire, io le metto sempre al primo posto. La mattina ne scelgo un paio e parto da lì per creare il mio outfit”.
- Fotografie di Sean Gale Burke



