Il mondo di Ralph Lauren, autentico e senza tempo

Uno stile vincente

A Wimbledon, la tradizione non va mai fuori moda

A Wimbledon, il dress code dei giocatori è uno dei più rigorosi nel mondo dello sport: prevede infatti che il look sia integralmente bianco, con eventuali dettagli colorati che non possono superare la larghezza di un centimetro. E sì, questa regola vale anche per scarpe e intimo (in caso di violazioni, i giocatori vengono invitati a tornare negli spogliatoi per cambiarsi). Le norme per gli spettatori sono un tantino meno stringenti (jeans strappati e sneaker sporche sono ovviamente banditi, ma “sono ammessi gli short sartoriali”), anche se non è così facile intuirlo osservando la folla di celebrità vestite di tutto punto che popolano le tribune per le partite più importanti del torneo.

Prendiamo Bradley Cooper, per esempio. Cooper conquistò le prime pagine dei giornali nel 2013 quando lui e Gerard Butler, in occasione della finale maschile, furono immortalati mentre sfoggiavano un look da veri gentiluomini. Per quella partita, Cooper indossava un immacolato abito monopetto pervinca e una cravatta club color ottanio. Era impeccabile. Semplicemente perfetto. Niente a che vedere con il suo abituale stile da red carpet con bomber e scarponcini da trekking. E nonostante quell’anno non fosse nel Royal Box, si era vestito per Wimbledon come se fosse al suo stesso matrimonio.
(Da sinistra a destra) Alexa Chung; Jamie Campbell Bower; Poppy Delevingne; Ruth Negga; Luke Evans; Sienna Miller
(Da sinistra a destra) Alexa Chung; Jamie Campbell Bower; Poppy Delevingne; Ruth Negga; Luke Evans; Sienna Miller
David Beckham in un look Polo Ralph Lauren a Wimbledon nel 2014
David Beckham in un look Polo Ralph Lauren a Wimbledon nel 2014

Ma ogni tanto qualcosa non va per il verso giusto. Nell’estate del 2015, Lewis Hamilton – il più affermato pilota di Formula 1 in attività, quattro volte campione del mondo – fu cacciato dal Royal Box per essersi presentato alla finale maschile con una camicia casual a fiori e un cappello in rattan. La punizione non tardò ad arrivare. Hamilton fu invitato a spostarsi nell’area hospitality del campo centrale, e i giornali britannici non si lasciarono sfuggire l’occasione per riempire le loro pagine. “Lewis Hamilton rimproverato per il look sul campo centrale: ‘Wimbledon non è una spiaggia di Marbella’”, titolò l’indomani il Mirror.

L’aspetto più buffo della vicenda di Hamilton è la sua anomalia. Generalmente, infatti, le celebrità presenti a Wimbledon sfoggiano uno stile all’altezza dell’elegante tradizione del torneo. Credo che ciò dipenda dal fatto che, nonostante la nostra passione sempre crescente per pantaloni sportivi, felpe con cappuccio e sneaker (e la nostra propensione a spenderci una piccola fortuna), siamo naturalmente portati a compiere un certo sforzo in fatto di eleganza. Dopotutto, succede anche nel regno animale. Il leone sviluppa una folta criniera per affermare il proprio dominio sui rivali, così come il pavone dispiega la sua bellissima coda piumata a ventaglio per attirare le femmine. Si può dire che lo stesso avvenga con il nostro guardaroba. Adoriamo vestirci eleganti. Ci fa sentire speciali. Importanti. Unici (è un dato di fatto che tutti, dopo i vent’anni, facciano più bella figura in un abito che in una tuta sportiva). E Wimbledon è senza ombra di dubbio un ottimo pretesto per tirarsi a lucido. Dopotutto, può vantare dalla sua oltre 140 anni di tradizione.

WIMBLEDON IN NUMERI

L’infografica di seguito è tratta da You Cannot Be Serious! The Graphic Guide to Tennis di Mark Hodgkinson, edito da Aurum Press e già disponibile.
Teo van den Broeke è il direttore di stile e immagine di British GQ.
  • © RALPH LAUREN CORPORATION
  • Fotografia di EMPICS Sport; per gentile concessione di Getty Images